MAI PERDERSI a BADEN- BADEN di DOMENICA
Baden-Baden è una bella cittadina della Germania nel Baden-Wurttemberg, già nota ai Romani per le sue acque termali come Aurelia Aquensis, è posta sulle rive dell’Oos ai margini della Foresta Nera.
Vi ero andato in dicembre in gita turistica anche per fare qualche foto delle zone rinomate neoclassiche e dei resti archeologici Romani tra cui le così dette “Caracalla Thèrme”.
Mi destreggio in varie lingue e anche i fallahin arabi mi capiscono. Molti anni fa mi ero perso nel deserto e sono riuscito a ritrovarmi sano e salvo con l’aiuto di un beduino. Un'altra volta mi ero perso in mare ed anche quella volta sbarcai a riva con l’aiuto di un marinaio greco.
Quel giorno a Baden-Baden di domenica, in una giornata uggiosa e piovigginosa persi la comitiva degli italiani mentre stavo tentando di bermi un cafè disgustoso pagato 2 €, circa tre volte di più di un squisito cafè napoletano. Allucinante ! Era domenica sembrava una città deserta!
La mia comitiva era sparita! Attesi vari minuti …. Erano già le dieci e quarantacinque e l’appuntamento di partenza da Baden-Baden era a mezzo giorno sul nostro pullman degli italiani che si teneva a disposizione telefonica del capo gruppo. Mi spostai senza allontanarmi troppo dal ponte del Kurhaus Kasino avvicinandomi alla zona archeologica. Giunto alla scalinata che porta alle terme, ritenendole troppo ripida, ritornai verso il capolinea dell’autobus di August platz. Non sapevo più che fare né a quali Santi rivolgermi. Mi ero perso senza telefonino e senza il libretto coi numeri telefonici.
Incontrai due persone, parlavano solo tedesco e alzando le braccia mi fecero capire che non mi capivano, segnalando la loro indisponibilità al mio inglese, al mio francese e peggio al mio italiano. Purtroppo non parlo il tedesco e non lo capisco bene.
Mi chiesi perplesso in che paese fossi finito. Incominciai a pensare che avrei dovuto chiedere dov’era la stazione ferroviaria (che a Baden-Baden non esiste) o un qualsiasi mezzo per tornare a Milano. Fortunatamente avevo i miei soldi in due portafogli pieni e ben nascosti.
Ormai mi sentivo abbandonato. Avviandomi verso August platz scorsi un ristorante con la scritta “GARIBALDI”. Sono salvo pensai! Entrai! Spiegai in italiano che avevo perso il mio gruppo di italiani ed avevo bisogno di informazioni. Non mi capirono. Tradussi in un correttissimo francese, non capivano ancora. Ripresi con l’inglese. Niente! In quel momento non volli pensare né all’arabo, né al latino. Allora, finalmente, un cameriere gentile, forse trattenuto a lungo dalla timidezza, comparve dal nulla dicendomi in un tedesco scorretto che c’era Joan che parlava l’italiano. Finalmente! Ero salvo! Chiamarono in coro Joan . Dalla cucina Joan, l’uomo delle pizze si presentò abbassandosi all’altezza del passa vivande. Fu un breve dialogo tra sordi. Mi sforzai nel mio scorretto genovese mischiato all’italiano. Finalmente Joan, che era portoghese, capì. Mi disse che ero in un grave pasticcio, mi ricordò che era domenica. Gli chiesi dove potessi trovare almeno qualche vigile urbano o qualche poliziotto! Sei fortunato rispose e mi accompagnò fuori. In quel portone di fronte, indicò, c’é il posto di polizia! Ringraziai Joan e attraversai la strada. Le indicazioni era giuste. Il posto di polizia era al primo piano, ma il portone era chiuso. Suonai ripetutamente il campanello. Nessuna risposta! Riprovai. Niente! Perbacco, pensai : “forse i poliziotti tedeschi la domenica rimangano a casa.”
Ritornai verso il ponte. Il tempo passava velocemente, erano le undici e un quarto. Non c’erano taxi né riuscivo a scoprire i loro parcheggi. Avevo studiato la planimetria affissa all’angolo della strada ed avevo identificato il punto dove eravamo scesi dal pullman, vicino al CENTRUM. Sperando che almeno il nostro pullman non si fosse allontanato troppo dal posteggio dei pullman - car cittadini, decisi di prendere l’autobus 201 che fa tutto il percorso lungo il fiume, passando per il CENTRUM chiamato anche ZENTRUM dagli abitanti tedeschi, zona alquanto decentrata dalla zona archeologica romana.
Salito sull’autobus pagai i 2 €, presi il mio biglietto e dissi che dovevo scendere dov’era il posteggio dei pullman turistici, perché avevo perso il mio pullman italiano.
Non si possono fare troppe domande in lingua diversa dal tedesco all’autista, né stargli troppo vicino rischiando di intralciare il passaggio anche quando l’autobus è abbastanza vuoto.
Con atteggiamento autoritario l’autista mi intimò di mettermi a sedere che mi avrebbe avvertito lui.
Mi sedetti tranquillizzato e attesi con pazienza.
L’autobus correva sicuro guidato con grande abilità fermandosi regolarmente ad ogni fermata, anche se non c’era nessuno che doveva scendere o salire, sempre accompagnati dalla voce femminile dolce e suadente dell’altoparlante che segnalava i nomi delle varie fermate.
Il tempo passava veloce! Improvvisamente intravidi dall’altra parte del fiume il posteggio dei pullman turistici. Dissi preoccupato all’autista dell’autobus, indicando i pullman, che avevamo superato il posteggio da me richiesto. Non deve aver capito! Mi rispose di stare calmo e di attendere. Erano le undici e venti avevo solo poco più di mezz’ora di tempo prima della partenza del mio pullman per Milano e le distanze erano lunghe anche se l’autobus andava velocissimo.
Ero molto preoccupato ed agitato, ormai pensavo di tornare a Milano con altro mezzo di trasporto, senza i miei amici. Più di otto ore di viaggio.
I pochi passeggeri mi guardavano freddamente, senza neanche un sorriso di compassione, nella totale indifferenza che pareva disprezzo. Finalmente un passeggero più gentile mi disse che eravamo arrivati. Certo era il capo linea! Capii solo allora che i tedeschi credevano che volessi giungere al capo linea degli autobus e non avevano capito che rincorrevo il mio pullman per l’Italia. Non capivano il francese, non capivano l’inglese, non volevano capire l’italiano. Mi fecero scendere gentilmente. Fortunatamente più in là c’era l’altro autobus pronto per partire e ritornare all’altro capolinea. Salii ero l’unico passeggero! Il nuovo autobus partì subito. Iniziò lo stesso percorso inverso. Salirono altri passeggeri. Erano le undici e mezza, avevo poche probabilità, avevo perso troppo tempo. Chiesi di avvertirmi e farmi scendere al parcheggio dei pullman. Forse confondevano “parcheggio” con “capo linea”, non capivano la parola “pullman”. Finalmente decisi di scendere appena intravidi da lontano i pullman fermi. Scesi mi avviai verso il posteggio. Il mio pullman non c’era. Erano le dodici meno un quarto. C’erano invece vari pullman francesi ed un pullman tedesco. Pensai che il mio se ne fosse andato. Non c’erano gli autisti francesi, c’era solo l’autista tedesco, che non capì cosa volessi e alzando le braccia, contrariato, chiuse il finestrino.
Ormai, angosciato, senza speranza, mi allontanai dirigendomi a piedi verso il ZENTRUM.
In quel punto finiva il marciapiedi e iniziava una salita che sembrava si ricongiungesse alla strada.
Mancavano pochi minuti. Cercai ancora un taxi. Niente ancora! Ancora non so quale colore abbiano i taxi a Baden-Baden. Forse la domenica i tassisti di Baden-Baden dormono anche loro .
Iniziai la ripida salita a piedi, ansimante. Passava ogni tanto qualche automobile . Mi venne in mente di fermarne una. Rinunciai, ormai ero convinto che nessuno avrebbe accettato di aiutarmi. La strada era fiancheggiata da ville con autorimessa privata. Continuai la salita. Giunto finalmente verso il culmine, indeciso se riscendere o continuare, intravidi oltre il cancello aperto di un giardino un giovane che stava uscendo. Gli andai incontro entrando nel piazzale della villa e spiegai in inglese che mi ero perso e che cercavo il mio pullman di italiani che era nei paraggi del ZENTRUM.
Oh! sorpresa! Quel ragazzo, con gli occhi marroni, con una faccia sorridente e suasiva, mi aveva capito. Mi rispose in tedesco e poi in un inglese un po’ stentato. Disse che mi aveva capito e che avrebbe cercato di aiutarmi. Mi invitò a salire sul suo pulmino di artigiano e si avviò verso il CENTRUM. Dopo circa cinque minuti, erano le dodici meno otto minuti, mi indicò sull’altro lato della strada un pulman italiano. Con mia grande sorpresa ed emozione riconobbi il mio pullman e i miei amici. Era l’unico pullman italiano a Baden-Baden.
Non sapevo come ringraziare il ragazzo con gli occhi marroni. Lo ringraziai prima in tedesco ed inglese, poi in italiano. Gli domandai come potessi sdebitarmi per l’aiuto che mi aveva così gentilmente offerto.
Mi rispose nel suo inglese, che capivo benissimo, che per lui era stato un piacere e che suo nonno era italiano. Non saprò mai se avesse dimenticato l’italiano o se in quel paese si vergognasse di parlarlo.
Mi domando solo come è possibile che in un paese che voglia far parte dell’EUROPA, a due passi da STRASBURGO, a tutt’oggi si voglia parlare solo la propria lingua senza sforzarsi di capire gli altri che possano aver bisogno di loro.
A dire la verità ho trovato una signora anziana gentile in autobus, che però parlava solo il tedesco e che aveva capito solo che volessi andare al capolinea. La ringraziai comunque. Voglio sempre convincermi che la colpa è mia e che devo studiare meglio la lingua tedesca e andare sempre nei miei viaggi con una cartina topografica chiara.
I miei amici italiani non si erano accorti che mi ero perso a Baden-Baden, non mi cercavano neppure, credevano fossi con un altro gruppo.
Allora pensai a Gesù che aveva abbandonato la carovana per andare a dialogare al Tempio con i Sacerdoti. Così allegramente pensai di finirla lì, senza rancori verso nessuno, senza dare la colpa a nessuno se non a me stesso, ormai ero soddisfatto di non aver perso il mio pullman di italiani!
Mi dispiace solo di non aver potuto ringraziare meglio il ragazzo con gli occhi marroni e di non aver potuto vedere e fotografare con la mia digitale che avevo pronta al collo i resti archeologici Romani di una Roma alquanto sconosciuta a Baden-Baden.
Milano 18 dicembre 2006
Eugenio Luxardo
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